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6.0.0
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Iohannes <Imperialis curie notarius>
Ruolo: notaio
Pandulfus de Labro
Ruolo: testimone
Thomas de Labro
Ruolo: testimone
Philippus <giudice>
Ruolo: testimone
Thomas Acti
Ruolo: testimone
Donadeus Beraldi
Ruolo: testimone
Mactheus Tebaldi
Ruolo: testimone
Tipologia: atto notarile
Tradizione: copia
Regesto: Donus, rettore o amministratore, e Lucas, camerlengo, di Terni, alla presenza e con il consenso di Rinaldus de Odo, Iohannes Mathey, Paulus de Ge[nse]rico, Iohannes Galgani, Transaricus Anastasii, Nicola Raynucci, Paulus Iudice, Matheus Raynaldi, Phylippus Incase, Theodinus Raynaldi e Matheus Gocthofredi, consiglieri del comune cittadino, concedono in feudum, a nome della comunità di Terni, a Transaricus Raynaldi e Transaricus Octaviani di Arrone, riceventi a nome proprio e di Thoma, Gentilis e Octavianus Raynaldi e Gentilis Octaviani e Ottavianus e Raynaldus e Anselmus e Odo Raynaldi e dei loro eredi, quelle 1300 libbre di denari Lucchesi che furono loro prestate dalla città di Terni per le quali avevano ricevuto in pegno Papigno, Marmore e i loro territori dalle cave in su, insieme ai diritti e alle "rationes" di quello stesso pegno, riservandosi però di poter tenere il castello di Papigno "libere et secundum contrada" finché fosse durata la guerra con i propri nemici, chiedendo altresì ai nobili Arroni di impegnarsi affinché quel castello non si sottragga al controllo di Terni per mano loro o di chiunque altro. Impongono anzi loro di giurare di difenderlo da chiunque con tutte le loro forze. Se poi in futuro dovessero sorgere altre guerre tra la città e i suoi nemici, gli Arroni si impegnano a restituire il castello per la durata della nuova eventuale guerra fino alla stipulazione di una nuova pace con la garanzia che verranno poi risarciti dei frutti e dei redditi perduti. Terni si impegna quindi a considerare gli Arroni alla stregua di "bonos et onoratos cives", ad aiutarli a difendere le loro proprietà attuali e future (con le eccezioni cui si fa menzione in altro strumento) e a dare loro due case degne in città. In cambio due di quei nobili (uno de domo Gentilis e uno de domo Raynaldi Transarici) si impegnano a rinnovare annualmente i "sacramenta comunantie Interamne" e ad abitare stabilmente in città con moglie e famiglia. Gli Arroni dovranno poi sottoporre all'Episcopato e al Comune di Terni tutte le loro terre presenti e future, in tempo di guerra e in tempo di pace e non dovranno vendere o alienare a qualsiasi titolo o anche solo impegnare le terre che possiedono oltre il fiume verso il "comitatus" di Narni, se non a cittadini ternani ivi residenti stabilmente, specialmente i castelli di Papigno e Marmore, pena la perdita della cittadinanza ternana e degli stessi castelli e terre che in base a questo stesso strumento sono loro concessi in feudo dal Comune di Terni.
Note tergali: - 1220, 12 marzo (XVIII) - Concessio in feudum Transarici Rana[l]di. (XVI?)
12 marzo 1220
membranaceo; 790 x 186mm.
Terni <territorio> - Storia - Fonti archivistiche
Terni - Archivio di stato - Regesti
Pergamene
Arroni <famiglia>
Papigno <territorio>
Terni
Arrone <territorio>
Marmore
LAT
IT
B/N
12PInvia segnalazione
A, 1
Mediocre
Inchiostro parzialmente deleto
Secolo XVIII: Sub n° X6°
Secolo XVII: N° 5°
Secolo XVII: N° 3 - Mutius Iozzius deputatus
AST - Archivio di Stato di Terni

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Sta in: HD Farini


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